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Inizia un po’ in sordina, con gli ospiti che arrivano alla spicciolata e infreddoliti. In cucina la temperatura è alta, un po’ per le piastre roventi, un po’ per l’eccitazione della preparazione. C’è chi taglia, chi frigge, chi mescola, chi guarnisce, freneticamente. In sala, invece, l’atmosfera stenta a scaldarsi, un po’ perché non ci si conosce tutti, un po’ per le aspettative sull’esito della serata.

A conciliare sala e cucina ci pensa il perlage del Brut Laurent Perrier finalmente versato nelle flutes. A vederlo mette già allegria. Assaggiarlo, poi, fa dimenticare immediatamente un inverno troppo lungo per noi tarantini. I piatti, leggeri, golosi e invitanti, alla maniera del Gatto Rosso, scorrono via senza pensieri, tra battute, bollicine e sorrisi. Il peso piuma delle tartellette alla créme fraiche, la croccantezza precisa dei gamberi in tempura, l’eleganza classica del risotto ai violetti dello Jonio e champagne, la sapidità decisa dei medaglioni di calamaro ripieni di patate, mortadella e mozzarella di bufala. Man mano che i sapori incalzano, si passa dalla spensieratezza un po’ ruffiana del Brut alla pienezza e al carattere deciso della Cuveè Rosè. Un preludio fruttato alla freschezza del dessert, un docile e profumatissimo sorbetto di fragole di Policoro.

Fa pensare alla primavera e al caldo, ancora lontano, ma basta per illudersi che la notte, fuori, sarà un po’ più mite. E la strada da affrontare meno faticosa.

 

 

Danilo Giaffreda
www.ilventredellarchitetto.it